Sblog! – Limiti, rivelazioni e scorregge

Buongiorno Iacolini,

oggi ho visto un video nel quale un uomo, credo brasiliano, si lanciava dal balcone di casa sua dopo aver acquistato un paracadute su internet. Il tipo atterrava tranquillo e ci sta tutto, nonostante la ridotta altezza del suo piano dal suolo e la piuttosto alta probabilità che il pacco contenente il paracadute fosse appunto un pacco, una sola, una fregatura, ecc… Il video, di “PlayGround IT”, denunciava proprio come oggigiorno ci si debba spingere sempre al limite per mantenere attiva e viva quella molesta barra che segna il nostro grado di attenzione e coinvolgimento, in questa ormai troppo frenetica vita. È vero, avrei potuto scegliere il servizio delle vacanze/orge a pagamento sugli Yacht che il governo colombiano vuole abolire, ma ho scelto questo, pazienza. Il fatto è che spesso questo limite lo superiamo senza comunque riuscire a farci del male. Vi starete chiedendo se sia diventato serio tutto d’un tratto o se mi vada a cuore lo scottante tema di attualità. Se lo state facendo davvero, la cosa mi lusingherebbe e vi direi che no, non sono serio o almeno non lo sono sempre e no, non mi frega nulla della vita o della morte delle persone che vogliono dimostrare a tutti i costi qualcosa. Perché alla fine della fiera se cammini sul parapetto di un grattacielo con un telefono in mano è solo per prendere qualche milione di like, o forse perché pensi che la tipa che ti sta riprendendo possa finalmente dartela (sì, il tema della tipa che la da è ricorrente, ma è il tema principale della vita e sfido qualcuno a darmi torto).

Tornando a noi, amici che considero validi esponenti della scrittura giornalistica, come il sociologo Enrico Ciccarelli, mi hanno consigliato di trovare un tema che magari rientra un po’ nelle mie corde e utilizzare quello, per non divagare e magari riuscire a contestualizzare il mio blog. Il problema è che per quanto io cerchi di seguire queste giuste direttive, sono troppo svogliato e poco incline al percorrere dei binari per attuarle. Quindi ce la metterò tutta per non divagare, ma non credo che ci riuscirò. Detto ciò, il tema di cui parlerò è appunto “il limite”. Pensavate fosse la gnocca e invece è il limite, pazienza.

Tutti noi lo superiamo. Sinceramente l’unica affermazione autorevole sui limiti me l’ha data Dargen D’Amico in una sua canzone “Limitato dal poeta”, ma non scomodiamo i grandi pensatori del nostro tempo e torniamo a me che sono più cazzone nelle elucubrazioni. Credo che se si senta l’esigenza di superare un certo limite, a parte le sopracitate motivazioni, ci si trovi comunque davanti l’analisi del perché lo si stia facendo. Non masturbiamoci sulle potenti ragioni del significato euclideo di limite o di cosa sia un limite e cerchiamo di volare basso e analizziamolo genericamente.

Diciamo che superiamo limiti ogni giorno e in qualsiasi campo. C’è chi spinge sull’acceleratore, chi si sfonda di caffè o di cannoli alla ricotta, chi guarda troppa TV e chi poca, chi parte con un semplice threesome e finisce al gagging (c’è di peggio, ma poi non mi seguireste più), chi legge troppo e chi non legge per niente o ancora peggio, chi legge pessimi libri e chi legge i miei, eccetera. Insomma la lista è lunga e varia, ma fino a quando i limiti non nuocciono terzi, ognuno è liberissimo di fare quello che vuole. Certo alcuni programmi TV, tipo il Grande Fratello VIP, superano i limiti, ma non perché ci propongono perfetti sconosciuti, famosi solo per aver concesso servizi di vari generi a gente seduta e corteggiata su troni, in dubbie trasmissioni televisive che a parere mio disfano le poche cellule cerebrali che ci sono rimaste attive, ma perché queste ignoranti creature, per meritarsi l’appellativo di VIP (Very Important Person − Persona Molto Importante), cosa hanno realmente fatto? Cioè, poco importa che una persona sappia più o meno il nome di un luogo come la Valle dei Templi, o gli effetti dell’AIDS o le varie capitali mondiali, in fondo a me che me ne fotte della sua preparazione, ma considerarla una persona importante e degna di nota e come paragonare una scorreggia ad un vocalizzo di Montserrat Caballé e questo non si fa. Quindi dovremmo cambiare canale e non parlarne nemmeno, almeno io qui non faccio nomi e questo mi consola. Rimango tutto sommato nei limiti.

Diciamo comunque che superare i limiti a volte serve. Voglio dire grazie al superamento dei limiti noi siamo quello che siamo e facciamo ciò che facciamo, compreso scrivere a questo computer e leggere le mie parole, non che questo sia necessariamente il raggiungimento di chissà quale grande obiettivo, ma è pur sempre il superamento di un limite. Ironizzo comunque, sono un falso modesto.

Quindi per tirare la somma delle somme, che risulterà banale e scontata e molti diranno “sono stato qui a leggere per poi arrivare a conclusioni che conoscevo già”? Sì, questo è il segreto della vita, la rivelazione assoluta di tutto, noi sappiamo già come dovrebbero essere le cose, ma torniamo a noi. I limiti devono essere superati e se vuoi superare il limite salendo su di un grattacielo, vai pure, chi sono io per dire che non lo devi fare o per arrestare il processo di selezione naturale. Prendi a due mani il tuo destino e col tuo volere salta pure su di un cornicione, o fai una gara a chi mangia più torte o a chi sta più tempo sott’acqua, purché non veniate a farvi tirare fuori da me.

Detto tra noi, la volete sapere la cosa figa di sta questione qual è? Che inizialmente ero partito col condannare determinati limiti e ho finito l’articolo esaltandoli. Ecco quella che chiamo coerenza nei punti di vista. Ma in fondo, se non si cambia mai idea, si resta fermi dove si è e dove si è già stati. Sì, me la sto cantando e ballando da solo, ma chi se ne frega, va bene così.

Per chiudere, visto che a causa del precedente e primo articolo qualcuno mi ha detto che, cito testualmente, “nascondo male il mio maschilismo”, terrei a precisare che il “maschile” usato è riferito all’uomo come essere umano e non come genere. Ora mi romperanno anche per la parola “genere”. Ma non fa nulla, replicate pure, ogni scambio è sempre ben accetto.

Saluti.

4 risposte a "Sblog! – Limiti, rivelazioni e scorregge"

  1. piccanasa ha detto:

    Avevo un’idea precisa di limite, ma dopo averti letto mi sono confusa.
    Per me il limite è solo l’altra faccia del pericolo e sta lì per vedere quanto siamo pronti a rischiare.
    Superare un limite ci mette alla prova, ci fa valutare e la prima cosa che ci chiediamo è se ne valga la pena.
    Poi ci sono limiti imposti da noi e limiti imposti dalle società. I primi sono i più difficili da superare, i secondi… chi se ne frega dei secondi!

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  2. Ravanella ha detto:

    La parola limite e’ ricca di significati e sfaccettature: si puo’ pensare ad un limite fisico/ geografico e quindi collegarvi mentalmente “confini e barriere”;ma anche” conquiste” e “scoperte” di uomini vissuti nel passato.
    Limite e’ altresi’ un “ostacolo mentale”, l’ impossibilita’ di vedere oltre il proprio punto di vista, le proprie convinzioni o la propria etica.
    Tu parli di oltrepassare i propri limiti e lo fai con la naturalezza e la caoticita’ che ti caratterizzano.
    Sembra quasi di sentirti parlare:
    a tratti nervoso, a tratti serio, a tratti schifato e in alcuni momenti ben precisi sembra quasi di vederti, con il viso mezzo gnignante dopo avere detto ” rimango tutto sommato nei limiti”!
    La cosa bella di te e’ che sei diretto e questo si riflette nella tua scrittura: sei leggero e spontaneo e questo porta il lettore a volerti capire fino in fondo.
    Ps: Non potrai mai attenerti ad uno schema, neanche se te lo dicesse il Papa in persona, essere troppo ” professional” significherebbe inibirti.
    E quindi niente, rimani simpaticamente “poco professionale” e spontaneo, che tanto a noi piaci cosi’ !

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    1. giuseppeiacolino ha detto:

      Sarei curiosissimo di parlare con il Papa di limiti, ne uscirebbe di certo un nuovo romanzo. Detto ciò, il mio rapporto coi limiti è sempre stato professionale, nel senso che sono stato un professionista nel crogiolarmici sopra, fino a farmi dire da loro stessi che cominciavo a pesare. Ma dove sarebbe il bello, altrimenti.
      Grazie per il “ci piaci così” che è la cosa che da soddisfazione.

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