Sblog! – Egoismo, maternità e frutti esotici

Buongiorno Iacolini,

vi svelerò un segreto. Un segreto che nessuno conosce ma che in fondo tutti noi custodiamo dentro, al pari di un vitale organo interno. Il segreto è questo, tenetevi forte. Siamo tutti delle brutte persone. Nel senso che tutti noi nascondiamo un fondo di cattiveria egoistica che sedimenta come la posa dell’olio appena molito e la particolarità è che più è alta la qualità dell’olio e più è probabile trovare residui sul fondo. Da qui è facile dedurre che più ci annoveriamo come retti capisaldi, portatori di ferrea morale, più il nostro animo ribolle di aromi venefici.

Chiariamo subito che non c’è nulla di negativo nell’essere cattivi o meglio, nel provare quel sentimento di astio, invidia, rivalsa, disprezzo e chi più ne ha più ne metta. Si può tranquillamente essere delle brave persone, fare del bene e provare ugualmente e in ordine sparso gli impulsi appena elencati. Già, perché un impulso è qualcosa che scorre nelle vene, che viene fuori perché era già lì da qualche parte e ci stava da sempre, che si genera perché tramandato connaturatamente nei secoli e manifesto nel momento esatto in cui si viene al mondo e mi riferisco ai primi processi cognitivi dentro le protettive pareti del grembo materno e non quando qualcuno ci tira fuori. Insomma fin dai primi calci perché si ha voglia di provare l’esotico e nostro padre è costretto a trovare, per placare le improvvise e da noi indotte voglie di nostra madre, delle fragole bianche a novembre (che per la cronaca sanno di ananas, che schifo).

Per i più scettici, non sto parlando certo di aprire il cranio con una mazza al primo che non ci vada a genio, quella è un’altra poco giustificabile cosa, perché parliamo di un atto fisico e attivo, mentre io mi riferisco a qualcosa di emotivo, che viaggia tra i sottili fili di una connotazione antropologica collettiva. In breve, l’egoismo è indubbiamente un’indiscutibile predisposizione genetica universale.

Noi siamo esseri tutt’altro che perfetti e siamo tutti costantemente alla ricerca di qualcosa. È come se ci mancasse un pezzo e dal suo ritrovamento dipenda la nostra sorte. Tutti noi, nessuno escluso, per desideri diversi e spesso contrari, ci spingiamo alla ricerca di qualcosa che sia nostro, unicamente e incondizionatamente nostro. Sperimentiamo la più alta forma di desiderio che è il possesso, perché ne siamo attratti e spesso inibisce ogni senso logico e ci spinge a voler accaparrarci la nostra, costi quel che costi, dovuta fetta di torta. E questo desiderio non è che il concentrato della nostra egoistica e innata natura.

Vogliamo forse negare che il nostro primo e involontario atto sia quello di piangere? Di lagnarci, gemendo appunto come bambini, per qualcosa che non è dipesa dal nostro volere e di certo non è stata richiesta? E la seconda, immediata e consequenziale azione non è forse quella di cercare il cibo, il nutrimento, la sostanza che ci dia la primissima possibilità di svilupparci. Questo atteggiamento non lo possiamo considerare, se pur in uno stadio di istintiva e inconsapevole apparenza, una forma di primigenio egoismo?

Ma certo non c’è nulla di male nel cercare le attenzioni di un genitore e addirittura di pretenderle, voglio dire dopo averci messo al mondo è il minimo che ci si possa aspettare, anche perché sotto un punto di vista prettamente personale, mettere al mondo un figlio è la più alta forma di egoismo umanitario che possa consumarsi. Certamente è una cosa meravigliosa, il “miracolo” della vita ed è qualcosa che possiamo considerare naturale, nel senso che siamo progettati e programmati per questo. In fondo è il nostro vero scopo sul pianeta, la tendenza alla proliferazione della specie, ma dal punto di vista numerico siamo già tantissimi e siamo la prima causa della distruzione dello stesso e in più, il fattore casualità, questa incognita universale, ci porta a non sapere quale possa realmente essere il destino di un individuo tra dieci o vent’anni. Ma noi, incuranti di tutto, continuiamo a moltiplicarci, non è anche questo un atto egoistico? E che male c’è nel perpetrarlo, nel portare avanti con fierezza lo stendardo del proprio volere, del caratteristico bisogno di qualcosa?

A mio parere, tenendo conto dell’analisi fatta e del fatto che l’eccezione non conferma per niente la regola, bensì è il contrario, se è possibile un’eccezione la regola non esiste, nessuno di noi può pienamente considerarsi una brava persona. Vi starete quindi chiedendo se a mio parere la soluzione possa essere quella di chiudere i rubinetti e tappare tutti i pozzi, col fine di estinguere l’umanità e risolvere il problema alla radice. Certo, potrebbe, ma sarebbe impossibile da attuare e poi sorgerebbe la domanda sul quanto sarebbe giusto farlo. Vi tranquillizzo immediatamente assicurandovi che prima di essere un visionario degenerato, sono più egoista di voi e di conseguenza sono a favore della proliferazione della specie e del conseguente perdurare immutato di ogni forma di egoismo. Tanto da un lato o dall’altro, tenderemo sempre all’estinzione.

Ma il mio pensiero conta quanto quello di ognuno di voi, cioè niente. Una volta messo nel calderone dei punti di vista, il suo sapore si mischia a quello degli altri e volenti o nolenti, dobbiamo mandare giù la brodaglia per andare avanti, il che non è nemmeno negativo se si pensa che alla fine della fiera e per quanto ci lamentiamo, non ce la passiamo nemmeno tanto male, ma questo è un altro discorso che magari, se ci sarà l’occasione e dopo questo articolo non mi bandiranno dalla città, affronteremo in seguito.

(Piccola nota di mezzo. Questo articolo è stato inserito nel giornale bimestrale del mio paese, “Il Peso Specifico”, in uno spazio tutto mio chiamato L’angolo del misantropo e le parole che seguiranno esprimono la mia gratitudine e la contentezza per aver cominciato questa nuova e importante esperienza).

Finisce quindi così la mia prima avventura tra queste pagine. È stato bello avere l’opportunità di “spuntare” per la prima volta, da partecipante attivo, su questo giornale. Anni fa mi chiedevo se un giorno avessi avuto uno spazio sul periodico del mio paese e oggi ci sono. Sembra un esempio azzardato, ma non è così. Si va avanti sempre con piccoli passi per raggiungere mete lontane e mi inorgoglisce sapere di poterne fare uno con “Il Peso Specifico”. È un profondo moto di orgoglio, una conquista attesa a lungo e di conseguenza un parente stretto di che cosa? Indovinate voi, sette lettere, comincia per “E” e finisce con “O”.

Per chiudere, vi invito a scrivere alla redazione e ribattere al mio articolo, contestarlo, dare un parere, complimentarvi o mandarmi lettere minatorie. In poche parole, non siate timidi e replicate pure, ogni scambio è sempre ben accetto e serve alla crescita di tutti. Possibilmente riuscirò a rispondervi, magari a prendere spunti per altre elucubrazioni non richieste o ad avere il tempo di scappare via prima che mi troviate.

Saluti.

2 risposte a "Sblog! – Egoismo, maternità e frutti esotici"

  1. Ravanella ha detto:

    Proprio una di queste sere, insieme ad uno nostro amico, parlavamo di “pensieri malvagi” e dell’ essere persone cattive.
    Io sono convinta che come in tutto, si debbano prendere anche in questo caso, in considerazione le sfumature.
    Penso che ci siano diversi livelli di ” cattiveria” e che ognuno di noi abbia un lato ” cattivo” o forse per meglio dire, un po’ di cattiveria e’ per natura, presente nel nostro gene.
    Abbiamo da sempre modificato l’ ambiente attorno a noi, pretendendo di essere i migliori tra gli esseri viventi o per lo meno, siamo di certo i piu’ evoluti . Siamo anche l’ unica specie che uccide per il gusto di uccidere e secondo alcune ipotesi ( di recente messe in discussione sulla base di nuovi studi genetici), avremmo fatto fuori una differente specie umana con la quale avremmo convissuto in Europa, per molto tempo,durante il Paleolitico.
    Ritornando ad alcune sere fa, dissi a quel nostro amico,che a volte mi stupisco di me stessa e dei pensieri che riesco a fare.
    Mi reputo fondamentalmente una brava persona, una con la testa sulle spalle, una buona amica, una fidanzata fedele, una che ama i bambini e che rispetta l’ ambiente.. una che non schiaccerebbe uno scarafaggio o un qualsiasi insetto.
    A volte pero’ mi ritrovo ad immaginare situazioni che non sono proprio da ” brava persona”.
    Ad esempio immaginare le persone che ti stanno sul culo/ che ti hanno ferito in passato, protagoniste delle peggiori sciagure o in una condizione di inferiorita’/ vulnerabilita’ o addirittura litigarci e avere la meglio, ferirle gravemente o non soccorrerle in caso di bisogno ( pur sapendo quali siano le manovre di primo soccorso).
    Quando rinsavisco mi chiedo che cavolo mi passa per la mente e penso che nella realta’ se accadessero cose simili mi sentirei in colpa da morire( tranne a quell’ analfabeta del ministro Fedeli, a lei auguro un attacco di dissenteria improvviso e l’ assenza di un bagno nelle immediate vicinanze).
    Sono pensieri che in realta’ non metterei mai in pratica; un po’ come fantasticare di fare le ” cosacce” con un’ altra donna, quando nella realta’ il pensiero di avere a che fare con un’ altra psicopatica mestruata/ un altro paio di tette oltre le mie mi ripugna.
    Forse nella nostra testa risiedono le cattive intenzioni e l’ essere buoni sta proprio nel non farle emergere ed agire in maniera positiva, reprimendo il nostro ” lato oscuro”.
    Non so se sono in grado di spiegarmi, ma spero di si.
    Per il resto non posso che essere felice dei tuoi successi e dei tuo traguardi, trovo anche che ” l’ angolo del misantropo”, sia carino come nome!
    Ps 1 : Lettere minatorie magari no, se vuoi qualche messaggio minatorio su whatsapp .
    Ps 2: Mi sono iscritta, ma non ricevo le notifiche via posta quando pubblichi qualcosa o commenti e non capisco il perche’ :/

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    1. giuseppeiacolino ha detto:

      Sul secondo PS devo controllare. Comunque grazie sempre per le belle parole e per la partecipazione. Non c’è piacere se non si fa un po’ i cattivi e cedere alle tentazioni è il miglior modo per aver occasione di riparare ed essere persone migliori.

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