Le mie dita incontreranno le corde,
come sconosciuti
ad una festa di amici comuni.
E suonerò
con in corpo la speranza
che i miei accordi si mischino al tutto,
per farti sorridere delle stonature.
E delle stravaganze,
delle situazioni imbarazzanti,
dei racconti e delle folli complicità,
delle nostre più stupide manie.
Ma non c’è modo che riescano gli acuti
ora che la mia voce canta da sola.
Hai volato
come una farfalla tra piatti e tamburi,
suonato
strumenti che non erano i tuoi
e tutte le volte è rimasto impresso un segno.
Perché anche due punti lontani tracciano
se pur invisibile
una linea che li unisce.
E se il tempo torna ancora una volta
ad essere ciò che solo lui sa essere,
passeremo sempre
oltre le colline e molto lontano,
con i telescopi per raggiungere le stelle
e un sorso del nostro whisky
non allevierà niente di niente,
ma servirà
a non smettere di ricordare.
a Giuseppe Racalbuto
Chi compone una poesia è in assoluto un Essere alato. Questa poesia intrisa di malinconia e e frammenti d’amore e di dolore, porta alla mia mente un tappeto di foglie d’acero che ricopre un magnifico prato verde creando un altro tappeto… dorato e di gran lunga più romantico di un prato verde.
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Giuseppe Racalbuto sempre nel ❤️
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Sempre.
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